Deleuze e i concetti del cinema by Daniela Angelucci PDF

By Daniela Angelucci

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Leonardo di ser Piero da Vinci (15 April 1452 – 2 may perhaps 1519, old-fashioned) was once an Italian Renaissance polymath: painter, sculptor, architect, musician, mathematician, engineer, inventor, anatomist, geologist, cartographer, botanist, and author. His genius, maybe greater than that of the other determine, epitomized the Renaissance humanist excellent.

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Le immagini del sogno, disseminate, dissociate, eppure riconducibili ad un'unica sensazione, quella iniziale, che rimane sottesa e presente, vengono rese cinematograficamente con due differenti modalità: da una parte, attraverso dissolvenze, complessi movimenti di macchina, effetti 3 H. , p. 1 3 1 . * G. , p. 69. 36DELEUZE E I CONCETTI DEL CINEMA speciali, dall'altra, con stile piii sobrio, tramite semplici tagli di montaggio, creando una processualità irreale di oggetti comunque reali; da una parte, il sovraccarico, dall'altra, l'ellissi.

Pp. 3 0 - 3 1 . 3 6 DELEUZE E I CONCETTI DEL CINEMA ricorrenti (il bambino, l'infermo, il folle, la nevrotica). Queste incarnazioni di una impossibilità nella risposta percettiva, piti che delle allegorie necessarie - poiché la rottura dei legami sensomotori «è introvabile in quanto differenza effettiva fra diversi tipi d'immagine», come vuole Rancière^"^ - , rappresentano i segni di una rinuncia all'azione e di una impotenza che trova una sua ragione forte. La radice della distinzione tra i due tipi di immagine sta proprio neiremergere di una dimensione differente per natura, della virtualità come tempo in sé, e dell'abbandono dell'attualità, ovvero - uscendo dalla terminologia propria di Bergson usata da Deleuze - l'idea che la situazione e i personaggi esistono nel cinema moderno indipendentemente dall'azione, anzi sembrano guadagnare la propria esistenza proprio a patto di trovarsi nell'intervallo del movimento, non semplicemente superando lo schema motorio, ma rompendolo dal di dentro.

L'una è fondata sul passato che si conserva, che esiste in sé, e permette l'apparizione di intere regioni della memoria, che Deleuze definisce falde di passato. L'altra è basata invece sul presente deattualizzato, ormai scisso nel cinema della modernità dal suo prolungamento senso-motorio, e diviene una dimensione estatica, sottratta alla funzione attualizzante di convertire il ricordo in atto, cioè di utilizzarlo come risposta all'atto percettivo. La sfida, qui, è quella di cogliere la natura dello slancio che permette il passaggio alla virtualità nella sua irriducibile diversità ontologica dall'attuale: non si tratta certo di un processo intellettuale, o psicologico, quanto di uno smarcamento, una sospensione dell'abituale, che fa uscire il tempo «out of joint», come diceva Amleto, fuori dai cardini.

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by Edward
4.0

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